martedì 2 giugno 2015

Promesse da … podista!

Esattamente un anno fa, sulle strade che oggi abbiamo percorso per la 12a edizione della “Marcia del Donatore AVIS AIDO”, si facevano solenni promesse che “... certamente saranno mantenute...” oppure “... vedrai che questa volta non cambio idea e mantengo la parola...”. Queste parole uscivano dalla loro bocca e sono sicuro che era quello che pensavano, ma nel fondo del loro cuore sapevano già che non le avrebbero mantenute. In realtà credo che più che una certezza fosse una speranza. Speranza che voleva dire che i loro problemi, più di “testa” che di “fisico”, sarebbero stati superati. Io, per la verità, sapevo già quello che sarebbe successo; quello che per loro era solo una remota speranza era per me una assoluta certezza. Ma andiamo con ordine.
Nel post scritto subito dopo la gara (vedi) si accennava alla possibilità che Giancarlo potesse correre in scioltezza, senza l'assillo del cronometro e prendendo le gare non competitive per quello che sono: “non competitive”, appunto. Correre a perdita di fiato è gratificante, ma arrivare molte volte al traguardo trafelati, sudati e magari con qualche infortunio forse non ne vale sempre la pena. In qualche occasione correre più lentamente consente non solo di notare cose che non si notano correndo, ma consente pure di chiacchierare con gli amici ed in molti casi di fare nuove amicizie. Ecco, questo aveva promesso Giancarlo. Promesse, appunto. Da allora tutte le volte che ho incontrato Giancarlo nelle camminate domenicali mi ha sempre superato come un “diretto”. Per la verità, secondo lui, “non era mai in forma”, ma chissà perché arrivava a fine gara ore prima del sottoscritto.
Ma non era l'unica promessa fatta in quella gara. Anche Fausto, reduce da un ritiro alla “100 chilometri del Passatore”, aveva assicurato che non sarebbe più stato alla partenza di quella gara: troppo grande la delusione, troppo grande la fatica per riprendere. Non sto qui a raccontare l'evoluzione della frase nell'anno trascorso, chi segue il blog lo saprà di certo. Fatto sta che ora una bella caraffa di ceramica, che premia chi ha portato a termine 20 edizioni del Passatore, fa bella mostra di sé sul comò della sua camera da letto: ecco la prima cosa che vede appena sveglio e l'ultima che vede prima di addormentarsi. Oggi ha detto che “con 20 ho raggiunto il traguardo e non ne faccio più”. Come già ribadito nel post “Venti” (vedi), non credo che Fausto lasci l'amico Giuliano correre la prossima 100 chilometri da solo.
Nel terminare questo post sono contento di come si sono evoluti i fatti: entrambi gli amici hanno superato i problemi, che come ho già accennato erano più di “testa” che di “gambe”, ed ora anche il lessico italiano potrà annoverare una nuova frase, non più “Promesse da marinaio”, ma “Promesse da podista”.


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